I 4 ingredienti della
Food Photography

Il connubio immagine-cibo è un sodalizio di lunga data. Se è difficile stabilirne l’inizio, possiamo sicuramente dire che “mangiare con gli occhi” è una pratica che ha raggiunto con la fotografia contemporanea la sua massima espressione. Nulla di più vero in un paese come l’Italia in cui la ricchezza gastronomica è riconosciuta simbolo d’eccellenza del made in Italy in tutto il mondo.

La food photography è, per un fotografo professionista e per chi lavora nella ristorazione, una risorsa indispensabile per inserirsi nel mercato e per mettere in campo una buona strategia di comunicazione che veicoli la brand identity aziendale e personale. Se al potere comunicativo dell’arte fotografica si aggiunge l’immediatezza ed efficacia di social come Instagram e Pinterest, la rivoluzione è fatta! 

Per cimentarsi in questa che è considerata una vera e propria arte, vi basterà conoscere e padroneggiare 4 ingredienti fondamentali:

1. LUCE

Un buon uso della luce è forse l’ingrediente essenziale, quello senza il quale il piatto non sarà all’altezza delle aspettative del cliente. L’ideale per la food photography è la luce naturale, purché non sia diretta. È sempre meglio utilizzare un diffusore (un semplice lenzuolo svolgerà al meglio la funzione) tra la fonte di luce e il centro della scena, in modo da ammorbidire ombre e luci e disperdere i raggi solari nei punti desiderati.

L’ideale sarebbe avere a disposizione uno studio con una grande finestra che illumini l’ambiente, ma a volte vi troverete a lavorare in ambienti bui e angusti. In questo caso, il consiglio è quello di usare il flash: una luce ravvicinata e diffusa donerà tridimensionalità al piatto

2. ANGOLAZIONE

A differenza di quello che succede nella fotografia tout court, nel campo del food l’angolazione preferibile è quella dall’alto, più flessibile e d’impatto, che consente di  risaltare la geometria e la cura dell’impiattamento. Ideale per raccontare storie sui social, è da preferire quando, oltre al piatto, volete raccontare anche il set: la tavola e l’insieme di geometrie composte da stoviglie e dettagli, quando presenti. 

L’angolo retto, invece, il famoso straight on, è ottimo se il soggetto da fotografare si sviluppa in altezza, dimensione molto apprezzata dagli chef. Assolutamente da evitare, invece, le inquadrature diagonali e le pendenze che creerebbero un effetto visivo poco interessante. Ricordate: mantenere sempre fissa la linea dell’orizzonte!

 

3. COLORI

L’importanza dell’abbinamento cromatico nella rappresentazione del cibo era già nota a Caravaggio, autore della “Canestra di frutta”, prima opera conosciuta nella quale il cibo non è accessorio ma protagonista assoluto della tela. Dalla tela ai pixel, l’abbinamento cromatico e di texture definiscono l’estetica della food photography. Creare una palette di colori coerente e abbinare cibi con texture simili (lisce, legnose, frastagliate, ecc.) renderà i vostri scatti delle vere e proprie opere d’arte.

4. COMPOSIZIONE

Scegliere come sfondo una superficie che si addica al piatto, non solo cromaticamente ma anche tematicamente, può rivelarsi il dettaglio che fa la differenza. Utilizzare una base di legno, piuttosto che una parete di pietra vi permetterà di esaltare anche il contesto in cui il piatto è inserito, aggiungendo originalità ed unicità allo scatto. Ma ricordate, come per la fotografia d’interni vale la regola “less is more”. Il protagonista indiscusso è il food, quindi prediligete un’inquadratura che sia più sgombra possibile. Parola al piatto!

Questi erano i 4 ingredienti fondamentali consigliati da Wesual per fotografare al meglio un piatto. Se sei un ristoratore e hai bisogno di foto professionali, noi di Wesual siamo il partner giusto per te! Commenta qui sotto o scrivici sui nostri social!

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