Primavera è poesia.

Viviamo con il fiato sospeso e desideriamo la primavera.
E lei arriva in anticipo, dato l’anno bisestile.
Nonostante le aspettative, il cambio di stagione di coglie impreparati.

Le strade vuote, la calma del ferragosto, il silenzio dei parchi ci confondono. Non sappiamo più in quale periodo dell’anno siamo. Cambi di stagione che si sommano ai cambiamenti di abitudini. Ma la primavera non lo sa, lei arriva e “Un alito possente scuote la vita intera. È viva, è qui presente ormai la primavera” (Goethe). A ricordarcelo, l’allegria degli alberi in fiore, il sole tiepido e le giornate che si allungano.

E se il momento è quello del confinamento e della riflessione, rendiamo omaggio alla stagione più creativa dell’anno attraverso la poesia anch’essa celebrata il 21 marzo, Giornata mondiale della Poesia istituita dall’Unesco nel 1999.

Ai tempi del Coronavirus, la poesia si fa collettiva e virtuale, con e senza parole, come dimostrano i tanti reportage realizzati in questi giorni da professionisti e amatori che ci restituiscono sguardi nuovi sulle geometrie delle nostre città, più silenziose e meno inquinate. Belle da commuovere.

Diari per immagini di una quarantena che diventa un’opportunità per riflettere e per ripartire con “un nuovo giorno”, come si fa in Iran dove oggi si festeggia il Nowruz, il capodanno laico persiano. Celebrato da oltre 3 mila anni, nel calendario persiano il Nowruz indica un nuovo inizio, una nuova vita. Quest’anno non sarà possibile saltare sul fuoco, né seppellire le ceneri lontano dalle case, ma si potranno leggere i versi dei poeti, tra tutti quelli di Hafez, poeta persiano del XIV secolo che, attraverso la sua poesia, insegnò a Goethe che la primavera è il tempo del risveglio.

Nell’attesa, nutriamoci di poesia.

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